Foto: Alpegor6 / Depositphotos
È il giro completo della Ring Road fatto con il numero di notti minimo che consigliamo: dodici. Con meno si guida e basta; con quattordici si aggiungono la penisola di Snæfellsnes o una notte di riserva per il maltempo, ed è la versione che proporremmo a chi può. È un viaggio estivo, per chi guida volentieri e vuole vedere come cambia l'isola da un lato all'altro.
non è per chi ha meno di dieci notti: in quel caso meglio un lato solo, fatto bene. Non è nemmeno per chi viaggia con bambini sotto i sei-sette anni, che reggono male quattro ore d'auto a giorni alterni: per loro proponiamo il Sud con basi di due notti.
Cosa cambiare. con due notti in più (14 in tutto) si aggiunge la penisola di Snæfellsnes fra Húsafell e il rientro, ed è la versione che consigliamo a chi ha le ferie. Chi ha solo dieci notti può fare la metà nord-est volando Reykjavík-Akureyri e noleggiando lì l'auto, invece di fare il giro. Il giro non si propone da novembre a marzo: le strade dell'est e del nord possono chiudere per giorni, e d'inverno consigliamo la sola costa sud.
Giorno per giorno
- Giorno 1
Arrivo a Reykjavík
Da Keflavík a Reykjavík sono circa 50 chilometri, tre quarti d'ora. Ritiri l'auto in aeroporto: controlla che nel contratto ci siano la copertura per ghiaia e quella per sabbia e cenere, e fotografa la carrozzeria prima di partire. La sera si gira il centro a piedi. Vale una passeggiata fino alla Hallgrímskirkja per vedere da vicino le canne d'organo di cemento della facciata: Guðjón Samúelsson la progettò nel 1937 ispirandosi alle colonne di basalto, e il cantiere durò 41 anni: cominciò nel 1945, la torre fu finita nel 1974 e la navata consacrata solo nel 1986. Dentro c'è un organo da 5.275 canne. Se arrivi presto, una piscina comunale è il modo più islandese di finire la prima giornata: si fa la doccia nudi prima di entrare, ed è obbligatorio. Notte: Reykjavík, hotel in centro Incluso oggi: ritiro auto in aeroporto
- Giorno 2
Golden Circle e prima tappa a sud
Il Golden Circle sta sulla strada per il sud, quindi in questo viaggio si fa: sono circa 230 chilometri fino a Hella, tre ore e mezza di guida fra le tre soste. A Þingvellir si cammina nella faglia di Almannagjá, dove nel 930 si riunì il primo parlamento dell'isola. A Geysir il geyser grande è quasi sempre fermo; quello che erutta, ogni pochi minuti fino a circa 35 metri, è Strokkur, cinquanta metri più in là. Il nome viene dal verbo islandese geysa, "sgorgare con impeto", ed è da qui che tutte le lingue hanno preso la parola geyser. A Gullfoss, nel primo Novecento, si pensò di sfruttare la cascata per produrre elettricità; una delle figlie dei proprietari, Sigríður Tómasdóttir, si oppose con tanta ostinazione che oggi ha una lapide con il suo profilo sopra il salto. Notte: Hella, hotel di campagna Incluso oggi: parcheggio di Þingvellir
- Giorno 3
Cascate e Reynisfjara
Da Hella a Vík sono 130 chilometri: è una giornata breve sulla strada e lunga sui sentieri. Seljalandsfoss si gira da dietro, con la giacca impermeabile; a Skógafoss, 60 metri di salto, una lunga scala a gradini sale sul bordo e da lì parte il sentiero che risale il fiume. Chi ha gambe e tempo ne fa un'ora: il fiume scende a salti, con una serie di cascate più piccole una dietro l'altra. È lo stesso sentiero che prosegue fino a Fimmvörðuháls, dove nel marzo 2010 si aprì la fessura che precedette l'eruzione dell'Eyjafjallajökull; i due crateri nuovi furono chiamati Magni e Móði, come i figli di Thor. Nel pomeriggio la spiaggia di Reynisfjara: si sta dove dice il semaforo all'ingresso, lontani dalla battigia, e non si volta mai la schiena al mare. Notte: Vík, hotel
- Giorno 4
Skaftafell e la laguna del ghiaccio
Circa 230 chilometri, tre ore e mezza di guida, compresa l'andata a Jökulsárlón e il ritorno all'hotel di Hnappavellir. Si passa per il canyon di Fjaðrárgljúfur, 100 metri di profondità e due chilometri di lunghezza. Nel 2019 fu chiuso ai visitatori per settimane: un video musicale di Justin Bieber girato sul bordo aveva portato tanta gente da rovinare il muschio. Si cammina solo sul sentiero recintato. A Skaftafell si sale a Svartifoss, la cascata incorniciata dalle colonne di basalto, circa un'ora e mezza andata e ritorno. Il pomeriggio è per Jökulsárlón e la barca anfibia, circa mezz'ora fra gli iceberg. La laguna non esisteva prima degli anni Trenta: è il ghiacciaio che, ritirandosi, le ha lasciato il posto, e oggi è profonda fino a 284 metri. Notte: Hnappavellir, hotel isolato, cena inclusa Incluso oggi: barca anfibia (uscita a orario fisso con altri viaggiatori), cena
- Giorno 5
Höfn e il promontorio di Stokksnes
Giornata corta: da Hnappavellir a Höfn sono un centinaio di chilometri. La mattina presto, prima dei pullman, si torna sulla spiaggia davanti alla laguna, quando il ghiaccio arenato è ancora bagnato e luccica. Poi Höfn, un porto di circa 1.800 abitanti fondato nel 1897 da un commerciante, Ottó Tuliníus, che spostò qui la sua bottega. È la capitale islandese dello scampo, che qui chiamano humar, "aragosta": lo si mangia intero, grigliato con burro e aglio, e la prima settimana di luglio il paese ci fa sopra una festa. Nel pomeriggio, facoltativo, il promontorio di Stokksnes con le dune nere sotto il monte Vestrahorn, raggiungibile su strada privata con ingresso a pagamento. Notte: Höfn, hotel
- Giorno 6
I fiordi dell'est, dalla strada costiera
Da Höfn a Egilsstaðir, seguendo la costa e i fiordi, sono circa 260 chilometri, quattro ore di guida senza soste. Conviene fare la strada lunga intorno ai fiordi e non la scorciatoia di montagna, che è sterrata e con nebbia frequente. La sosta da segnare è Fáskrúðsfjörður. Fino agli anni Trenta qui si fermavano ogni anno i pescherecci francesi e belgi che venivano a pescare il merluzzo; nel 1903 fu costruito per loro un ospedale, oggi restaurato e trasformato in albergo, e i cartelli delle vie sono ancora in islandese e in francese. Fuori dal paese c'è il piccolo cimitero dei pescatori, 49 tombe guardate da una croce. Arrivati a Egilsstaðir, la cittadina è anonima ma ha supermercati e distributori: si fa scorta. Notte: Egilsstaðir, hotel, due notti
- Giorno 7
Seyðisfjörður e il canyon di Stuðlagil
Due escursioni da Egilsstaðir, una per metà giornata. La mattina Seyðisfjörður, 27 chilometri oltre un passo a circa 600 metri: casette di legno costruite dai pescatori norvegesi dalla metà dell'Ottocento, e il punto dove nel 1906 arrivò il primo cavo telegrafico che collegò l'Islanda all'Europa. Il pomeriggio Stuðlagil, un canyon di colonne di basalto che fino a pochi anni fa era sotto l'acqua del fiume. Quando nel 2009 la diga di Kárahnjúkar deviò parte della Jökulsá á Dal per una fonderia di alluminio, la portata scese a meno della metà e il canyon emerse; il grande pubblico lo conobbe solo nel 2016, da un articolo di un fotografo islandese. Dal lato ovest c'è una piattaforma, dal lato est si cammina circa cinque chilometri per scendere al fiume. Notte: Egilsstaðir, hotel
- Giorno 8
Dettifoss e l'arrivo a Mývatn
Da Egilsstaðir a Mývatn passando per Dettifoss sono circa 220 chilometri, tre ore di guida fra altopiani di sabbia vuoti per decine di chilometri. Fai benzina prima di partire. Dettifoss si raggiunge dal lato ovest, sulla strada 862 asfaltata; il lato est è su sterrato, aperto solo in estate. La cascata è alta 44 metri e larga 100, con in media circa 193 metri cubi d'acqua grigia di ghiacciaio al secondo: è per questo che i registi l'hanno usata per la scena d'apertura di Prometheus, a rappresentare la Terra prima della vita. Dal parcheggio si cammina un quarto d'ora. Poco più a monte c'è Selfoss, più bassa e più larga, a venti minuti a piedi. Si arriva a Mývatn nel tardo pomeriggio. Notte: Mývatn, hotel o guesthouse, due notti
- Giorno 9
Il lago dei moscerini
Giornata senza auto, o quasi: il giro del lago è di circa 36 chilometri. Mývatn vuol dire "lago dei moscerini", e d'estate il nome si capisce subito: la retina da testa, che costa pochi euro, è l'acquisto più utile del viaggio. Il lago è nato circa 2.300 anni fa, quando una colata di lava ne sbarrò il deflusso. Dove la lava incontrò il fondo fangoso, il vapore esplose e costruì i finti crateri di Skútustaðir, coni senza radice che sembrano vulcani e non lo sono. Le guglie di Dimmuborgir sono quello che resta di un lago di lava che si svuotò. Sulla cresta del cratere Hverfjall, un chilometro di diametro, si sale solo dai due sentieri segnati. Qui nidificano quindici specie di anatre, più che in ogni altro posto d'Europa. La sera, i bagni termali Earth Lagoon. Notte: Mývatn Incluso oggi: ingresso Earth Lagoon Mývatn
- Giorno 10
Húsavík e le balene della baia
Da Mývatn a Húsavík è un'ora di strada, circa 55 chilometri. L'uscita in mare dalla baia di Skjálfandi dura circa tre ore; si avvistano spesso megattere, a volte balenottere minori e delfini, ma nessuno può promettere niente: chiedi all'operatore quale politica applica se non si vede nulla. Le barche tradizionali di quercia hanno meno comodità e più fascino; i gommoni sono più rapidi e più bagnati. Húsavík, "baia delle case", prende il nome dalla capanna dove, secondo il Libro degli insediamenti, lo svedese Garðar Svavarsson passò un inverno verso l'870: forse le uniche case di tutta l'Islanda, all'epoca. Nel 2020 il paese è finito in un film di Netflix sull'Eurovision, e una canzone con il suo nome è arrivata agli Oscar. Notte: Húsavík, hotel Incluso oggi: uscita in barca per le balene (a orario fisso con altri viaggiatori; in privato su richiesta)
- Giorno 11
Goðafoss e Akureyri
Da Húsavík ad Akureyri passando per Goðafoss sono circa 120 chilometri, un'ora e tre quarti. La "cascata degli dei" ha una storia nota: nell'anno 1000 il capo Þorgeir, che aveva fatto accettare il cristianesimo all'Alþingi, avrebbe gettato qui le statue degli dei pagani. È più probabile che la leggenda sia stata inventata nell'Ottocento, perché le cronache medievali parlano della conversione ma non delle statue; il nome viene forse da due rocce vicine che somigliano a idoli. Akureyri, la città più grande del nord, si visita a piedi in un pomeriggio: il giardino botanico, una delle piscine migliori del paese, le vie in salita verso la chiesa. È anche il punto da cui si può tornare a Reykjavík in aereo, se si vuole accorciare. Notte: Akureyri, hotel
- Giorno 12
Le case di torba di Glaumbær e il Borgarfjörður
È la seconda giornata lunga: circa 320 chilometri fino a Húsafell, quattro ore e mezza di guida. La sosta che vale la pena è Glaumbær, nel Skagafjörður: una fattoria di tredici case di torba unite fra loro, abitata fino a metà Novecento e oggi museo. La tradizione dice che qui visse Guðríður Þorbjarnardóttir dopo il ritorno dal Vinland, cioè dal Nordamerica, con il figlio Snorri, che le saghe danno per nato laggiù: lo stesso Snorri avrebbe fatto costruire la prima chiesa di Glaumbær. Il pomeriggio si attraversa la brughiera verso sud. Húsafell è al bordo dell'altopiano, sotto il ghiacciaio Langjökull, e d'estate vale una passeggiata serale fra le betulle nane. Notte: Húsafell, hotel isolato, cena inclusa Incluso oggi: cena
- Giorno 13
Rientro passando dalla sorgente più forte d'Europa
Da Húsafell a Keflavík sono circa 180 chilometri, due ore e mezza senza soste. Si passa davanti alle cascate di Hraunfossar, che escono a centinaia di rivoli dalla lava, e alla sorgente di Deildartunguhver: circa 180 litri al secondo di acqua a 97 gradi, la portata più alta d'Europa, in parte mandati per tubo fino a Borgarnes e Akranes, a 34 e 64 chilometri, a scaldare le case. Ricorda il pieno e le foto alla riconsegna. Incluso oggi: riconsegna auto in aeroporto
Di solito comprende
- Su misura e in autonomia, in auto a noleggio
- alloggi, auto e attività prenotati dall'agenzia locale, roadbook in italiano
- l'uscita per le balene e la barca di Jökulsárlón sono a orario fisso con altri viaggiatori, in privato su richiesta
Non comprende
- voli dall'Italia
- pasti salvo colazioni e le due cene indicate
- ingresso a Stokksnes
- piscine comunali
- attività facoltative
- mance
- assicurazione viaggio
- franchigia dell'auto in caso di danno
Questo è un punto di partenza
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